Luz de Lisboa
La piazza prosegue a ciglio ampio
sul molo del Tejo
promette un prosperoso spettacolo,
la porta si apre: quanta luce!
Assaporo una tale splendente luminosità
spronante
mossa da saudade,
mi abbraccia, supera, sale,
riempie
e toglie il respiro.
Le ali piene, i tetti rossi sospesi
appesi a filo sottile,
il denso vortice d’aria si espande.
Semplicemente amo Lisbona,
l’estemporanea.
I – Madrugada de Alfama
L’alba brilla in un sorriso
sembra una dea rinata.
Il silenzio
abita la mansarda,
appesi ai legni di un letto
e tra le dorate coltri
i sogni
sposano la luce.
L’ombra appassisce
sui tetti di Lisbona,
l’alba in Alfama
è vortice giallo
apre all’amore
alla danza
al respiro del mare.
L’aria del Tejo
incendia il risveglio
l’attesa
culla il sentimento.
All’orizzonte
le vele spostano il sole
sui colori del ritorno.
II – Cheira bem, cheira a Lisboa
Alto ampio assolato
il coro dei garofani.
Il mio corpo in simbiosi con il sogno
velo e solitudine
somiglia alla città.
Lo spartito a memoria
il nesso con la luce
la breccia para o cèu.
Sa di mare,
d’estate
e un bere di vino
Lisbona.
Sa di rami
d’agosto
sprigiona il profumo di rose
il vento somiglia all’arco di una parola:
obrigado.
Come suona il portoghese
in compagnia di una chitarra
all’ombra odorosa di un albero secolare
nei grazie
nell’abbraccio di un tramviere.
Lisbona, sentimento profondo
di prua che solca il Tejo.
L’emozione, la speranza del ritorno.
La luce
profuma di buono, odora di Lisbona.
III – Uma casa Portuguesa
Sorride l’amore
in un vano da pranzo e d’armonia,
tra le ore trascorse in compagnia
e una dispensa povera
che profuma di vino
abbondanza di tempo
e candore schiavo di allegria.
Spensierato il sole
sorvola la luce
l’aria
esenta le nuvole dall’esistenza
e dilata il corso del Tejo
come in una tersa
interminabile dedita danza.
Animata e piena di aneliti
la casa portoghese
apre la porta
al ricamo di un amigo
al ritorno dalla peixe
ai rami di una caravela
al mare che rincorre i gaivotas.
Il sorriso di Amália
affresca le pareti
somiglia alla primavera
a uma promessa de beijos
dispiega le ali alla gioia,
vibrano le corde dell’anima
nella casa portuguesa.
IV – La casa in Via del Campo (1974)
Il sole è scomparso
nel buio dei caruggi
dov’è la graziosa tra lo sbattere di porte
e nello smarrimento delle voci e delle canzoni?
Gira a vuoto Amália
in via del Campo…
Dove sono le risate e i colori delle foglie
dove le frasi non dette e sussurrate
le coltri disfatte e calde d’amore
le fantasie del desiderio a pagamento
i mondi attesi e sospirati al primo piano?
Amália pensa all’amore perduto e dimenticato,
al frantumato tempo disorientato.
Invano Amália cerca ricordi sbiaditi
in via del Campo,
solo un bicchiere conforta
il dolore della perdita.
V – Barco negro
Resto ferma
sulla spiaggia
è impresa da roccia.
Il sole accorcia la mia vista
trema l’orizzonte
come il tempo sull’attesa,
protesa con il grembo tra le reti
le dita sulle vele
ascolto le solite voci.
Le vecchie ritrovano da dire
che forse si è spento il tempo,
il tempo del ritorno.
La barca scura ha due corvi di vedetta
è ombra mossa da speranza
compare nella memoria
come anima restituita all’amore.
Non sei orma passata
ma sposo
silenzio ormeggiato nel mio petto.
Sulla riva respiro
la follia del desolato coro
somiglia al vento di tempesta
rapisce con un filo di tristezza.
Un remo in lontananza
riflette un felice chiarore.
Resta in un porto sicuro il tuo arrivo.
Eu sei, meu amor,
que nem chegaste a partir.
VI – Saudades do Brasil em Portugal
È passato tanto tempo
caro poeta,
caro Vinicius
dalle lacrime versate
hai creato l’oceano
da un gemito
è emerso un piccolo veliero,
in preghiera
a quella corrente obliqua
affido la speranza di un ritrovo.
Il vento di saudade
porge i suoi lamenti
ai due limiti del mare,
la solitudine
ricama il colore di un tempo.
Il porto di notte
mi appare in sogno
il silenzio sorretto dal mare
non è sperduto
non è invano
è gioia il richiamo dei tuoi versi.
La nostalgia del Brasile in Portogallo
l’armonia dei fiori
delle corde pizzicate
la poesia che muove il desiderio
ci unisce al di fuori del tempo
con le onde dell’anima
dalla terraferma all’invito del mare.
Preghiera al tempo (Oração ao tempo — Caetano Veloso)
Il tempo
proteso alla primavera
attendeva
in una giara ricolma di silenzi.
Pregavo
in una rapida vorticosa giornata di febbraio.
L’abbondanza dei rami nudi
l’urlo del vento di borea
riponeva sulle mie emozioni una sirte morbosa
gli sperduti deliri spodestavano l’amena quiete
un portale riemerso
e poi il dolore … acuto
il tramestio interiore e le paure.
La primavera entrava a far parte della visione
all’altro capo del ponte
l’orizzonte lontano risaliva.
Un grembo ancora distante un mese
e il ritorno del solito dolore.
Un respiro serrato fragile
stringeva la crisalide di una pavonia,
l’ontano animava il bosco dei solstizi,
il soffio indistinto le novizie margherite,
con parsimonia la vitalità ricopriva la melmosa terra.
L’illusione dell’urto renoso
il velato fioco mormorìo
il senso fertile di piena solitudine
nel divenire speranza avvolsero le ombre.
Sul comodo giaciglio
recitavo piano la preghiera al tempo.