Filippo Mazzei e il nuovo modello di democrazia. Indagine storico-letteraria e edizione in TEI Publisher

Introduzione

Il 4 luglio 1776 un congresso di delegati delle tredici colonie britanniche, riunito a Filadelfia, approva un documento destinato a cambiare la storia dell’Occidente: la Dichiarazione d’Indipendenza dei tredici Stati Uniti d’America. La portata rivoluzionaria di questo testo si fonda su due elementi: da un lato viene sancita la nascita di una nuova entità politica, gli Stati Uniti d’America, primo esperimento di Confederazione repubblicana poi evoluta in Federazione nel 1787. Dall’altro il testo è una sintesi magistrale del pensiero europeo contemporaneo: dalle teorie giusnaturalistiche di Groot (1583-1645) a quelle contrattualistiche di Rousseau (1712-1778) passando per le idee di Locke (1632-1704) e di Montesquieu (1689-1755). Tuttavia, vi è un ulteriore aspetto, spesso trascurato, che accresce il valore simbolico del testo della Dichiarazione: il sotteso spirito umanistico-rinascimentale, riconoscibile nel recupero dell’idea di felicità in quanto naturale aspirazione dell’essere umano. La felicità però, secondo i rivoluzionari, non deve essere soltanto riconosciuta in quanto diritto inalienabile dell’uomo, bensì deve essere anche il fine ultimo del governo che essi intendono edificare.

Viene da chiedersi allora se il merito di una simile visione sia tutto da attribuire a chi ha redatto il testo della Dichiarazione: Thomas Jefferson (1743-1826), piantatore di tabacco virginiano e terzo presidente degli Stati Uniti (1801-1809). Sicuramente è innegabile che il suo contributo intellettuale sia stato essenziale, ma attribuirgli in via esclusiva l’elaborazione di un tale impianto teorico significherebbe raccontare un’altra storia.

Tra coloro che hanno ispirato Jefferson c’è un pensatore che, seppur raramente menzionato, era considerato uno degli uomini di maggior spicco del suo tempo. Si tratta di Filippo Mazzei (Poggio a Caiano1, 1730 – Pisa, 1816), medico2, agricoltore3, scrittore, viaggiatore, filosofo e diplomatico4 toscano, amico dei primi cinque presidenti statunitensi (Benesperi 2013), e ricordato da J. F. Kennedy come l’ispiratore della celebre frase della Dichiarazione «all man are created equal» (1964: 16). Mazzei, dunque, fu un protagonista attivo della guerra d’indipendenza (1775-1783), più che un osservatore degli eventi.

Ad ogni modo, il suo contributo non si è esaurito nella promozione dell’uguaglianza tra gli uomini. Egli ha recuperato l’ideale rinascimentale dell’esser lieto – celebrato dal Lorenzo il Magnifico nella sua Canzona di Bacco (Grazzini 1559) – e ne ha fatto il fondamento etico del proprio progetto politico, sintesi sui generis di sensibilità umanistico-rinascimentale e sensibilità rousseauiana, nonché promosso da Jefferson e dagli altri firmatari della Dichiarazione. Si tratta di un’evidenza riscontrata attraverso un confronto tra testi e che è stata restituita all’interno di un’edizione scientifica digitale TEI Publisher, che raccoglie la parte più espressiva della produzione manoscritta di Mazzei, il testo della Dichiarazione e la Canzona di Bacco di Lorenzo de’ Medici, nota anche con il titolo Trionfo di Bacco e Arianna.

Nell’intento di approfondire quanto detto in questa breve introduzione, nei paragrafi successivi verranno esposti sinteticamente il flusso di lavoro in tre fasi e i risultati ottenuti.

Fase 1. Selezione, analisi e codifica dei testi

Il concetto di edizione presuppone l’esistenza di un testo da analizzare criticamente. In questo caso è stato creato un vero e proprio corpus di testi, definito secondo i seguenti criteri: generalità, lingua, modalità, integrità, annotazione linguistica. Ne è scaturito un corpus generalista e bilingue di testi esclusivamente scritti, integri e annotati a livello semantico. Le fonti primarie, infatti, del corpus appartengono a vari generi, in particolare si va dalle epistole di Mazzei (le Istruzioni ai delegati alla Convenzione titolo qui adottato convenzionalmente per indicare un testo costituito da tre missive5) al documento giuridico stilato da Thomas Jefferson, riportato sia in traduzione italiana che in lingua originale, fino alla ballata di ottonari di Lorenzo il Magnifico. I testi sono stati esemplati a partire da edizioni a stampa.

Il corpus è stato concepito per riflettere su quali fossero, secondo Mazzei e i Padri fondatori, i pilastri del nuovo modello di democrazia che si sarebbe realizzato all’indomani della proclamazione dell’indipendenza. In altri termini, obiettivo dell’edizione è restituire le diverse rappresentazioni formali dei concetti alla base del neonato governo statunitense, nonché rintracciare le radici rinascimentali del diritto al perseguimento della felicità attraverso un confronto tra i modi di rappresentazione del concetto stesso di felicità.

Questa prima fase ha previsto pertanto l’individuazione di tutti quei lessemi, espressioni, periodi relativi a certe sfere semantiche attraverso il Close Reading, tecnica di analisi che consiste nella segmentazione del contenuto testuale al fine di enfatizzare quelle parti di testo che veicolano significati profondi (Ciotti 2023). Dopodiché, i risultati del Close Reading sono stati marcati secondo un procedimento di annotazione semantica6 descritto nella sezione 3.6.1 delle Guidelines della TEI (Text Encoding Initiative), il formato standard per la rappresentazione digitale dei testi.

Nel file in linguaggio XML (eXtensible Markup Language), contenente la marcatura e la trascrizione dei testi dell’edizione, sono visibili le categorie interpretative che offrono una possibile chiave di lettura delle fonti. Tali categorie sono arbitrarie e corrispondono ai concetti individuati nei testi oggetto d’analisi: Felicità, Libertà, Libertà di, Libertà da, Uguaglianza, Rappresentanza e Bene comune.

Fase 2. Tecnologie impiegate

Il secondo step di questo lavoro consiste nel collegare il file XML – TEI con l’interfaccia utente, in cui verranno visualizzati i dati codificati.

Al contrario di quanto si potrebbe pensare, sono molti i software con cui è possibile costruire un’edizione digitale, ciascuno nato in contesti differenti e con obiettivi altrettanto diversi7. In questo caso si è optato per TEI Publisher, un software open source sviluppato dal consorzio TEI nel 2015 e da allora in continuo aggiornamento; l’ultima versione rilasciata è la 9.0.0. Scopo della piattaforma è rendere la creazione delle edizioni digitali accessibile anche a coloro che hanno poca familiarità con la programmazione. È tuttavia richiesta almeno la conoscenza di XML, XPath (XML Path Language), XQuery (XML Query Language) e delle basi delle tecnologie web, quali HTML (Hyper Text Markup Language), CSS (Cascading Style Sheets) e Javascript. Questo perché il sistema TEI Publisher è basato sulla manipolazione e lettura di dati in formato XML, nonché su standard come il W3C (World Wide Web Consortium) XQuery e il W3C Web Components. TEI Publisher, infatti, funziona grazie a eXist – db, un software open source scritto in linguaggio Java8 disponibile dal 2001 in grado di supportare i dati in formato XML, grazie allo standard sviluppato dal W3C XQuery, consentendo l’interrogazione dei dati il riutilizzo del codice su qualsiasi altra piattaforma che supporti XQuery (Siegel e Retter 2014).

Ad ogni modo, TEI Publisher è solo la punta dell’iceberg: il suo ruolo è quello di piattaforma che fornisce gli strumenti attraverso cui rendere fruibile il testo. Il momento chiave dell’allestimento dell’edizione digitale è la modifica dell’ODD (One Document Does it all). Si tratta di un documento scritto principalmente in linguaggio XML9, contenente tre tipologie di informazioni: lo schema di codifica, ovvero i criteri d’interpretazione dei testi; le scelte editoriali e le istruzioni per la trasformazione e visualizzazione dei contenuti del file sorgente: i testi codificati. In altri termini, è nell’ODD che si decide come un concetto deve apparire, quali stili applicare e come collegare i diversi livelli di lettura; di cui si parlerà nella prossima sezione.

Fase 3. Edizione e risultati

L’idea alla base della progettazione dell’interfaccia utente consiste nel restituire quei legami indissolubili tra i vari settori della conoscenza. Nel caso specifico, è stata messa in rilievo la relazione tra le seguenti scienze umane: la Storia, la Geografia, la Filosofia e la Letteratura. La dimensione letteraria è restituita dalla presenza del testo poetico di Lorenzo de’ Medici, il Trionfo di Bacco, visualizzabile, come il resto dei testi dell’edizione, nella prima colonna a sinistra.

L’edizione scientifica digitale in questione comunque è frutto di scelte che hanno tenuto conto non solo della natura interdisciplinare del progetto, ma anche delle tecnologie messe a disposizione da TEI Publisher. Questo, infatti, offre la possibilità di inserire le immagini dei documenti originali; un dettaglio che rende visibili le caratteristiche del manoscritto e permette di verificare le scelte compiute dall’encoder. L’inserimento dell’immagine è funzionale anche a un altro scopo: impostare una modalità di lettura del testo digitale uguale a quella sul supporto originario. È stata pertanto implementata la funzione “visualizzazione pagina” che rende sincronizzabile la trascrizione con l’immagine del testo a stampa inserita nella colonna centrale. Nella terza ed ultima colonna dell’interfaccia è presente un menù a tendina in cui sono visualizzabili una carta geografica o un indice dei concetti. Entrambi questi elementi svolgono un ruolo di guida per il lettore che, oltre a esplorare i luoghi di provenienza dei vari personaggi menzionati nei testi10, è invitato alla lettura critica dei testi stessi.

L’esperienza di lettura è arricchita dalla presenza di pop-up che compaiono nel momento in cui l’utente muove il cursore sul testo sottolineato o sul nome di persona in rosso. Nel primo caso il pop-up restituisce il nome del concetto espresso implicitamente in quella porzione di testo, nel secondo, informazioni sulla persona selezionata: nome completo, occupazione, luogo e data di nascita, data di morte e una nota di approfondimento.

Fig.1 Da sinistra a destra: il testo codificato ed esempio di pop-up, l’immagine del testo su edizione a stampa e l’indice dei concetti, consultato il 02/02/2026, url: <http://localhost:8080/exist/apps/mazzei/mazzei1.xml?view=single&odd=mazzei&panels=1>.

Da sottolineare inoltre che l’ordine di presentazione degli ambiti semantici riflette una precisa logica espositiva: quella di un ragionamento induttivo, dal particolare al generale, lo stesso contenuto nel preambolo della Dichiarazione e dunque espressione della logica con cui i Padri fondatori e Filippo Mazzei hanno costruito la loro visione di democrazia: di una comunità che vive per perseguire un benessere individuale e collettivo.

La sequenza di questi ideali politico-filosofici (Felicità, Libertà, Libertà di, Libertà da, Uguaglianza, Rappresentanza e Bene comune) è di fatto contenuta nel seguente passo della Dichiarazione d’indipendenza (National Archives 2025):

When in the Course of human events, it becomes necessary for one people to dissolve the political bands which have connected them with another, and to assume among the powers of the earth, the separate and equal station to which the Laws of Nature and of Nature’s God entitle them, a decent respect to the opinions of mankind requires that they should declare the causes which impel them to the separation. We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable Rights, that among these are Life, Liberty, and the pursuit of Happiness. That to secure these rights, Governments are instituted among Men, deriving their just powers from the consent of the governed, That whenever any Form of Government becomes destructive of these ends, it is the Right of the People to alter or to abolish it, and to institute new Government, laying its foundation on such principles and organizing its powers in such form, as to them shall seem most likely to effect their Safety and Happiness.

Il preambolo della Dichiarazione racchiude in una struttura ad anello le premesse iniziali e la conclusione del ragionamento prima descritto, che parte dal concetto di felicità e approda di nuovo alla stessa felicità. La «Happiness» dell’espressione «pursuit of Happiness» è però diversa da quella che si trova alla fine della citazione. Nella seconda parte del preambolo, la felicità è messa in relazione all’istituzione di un governo giusto e questo conferma che ci sono, all’interno della Dichiarazione, due dimensioni della ricerca della felicità: quella individuale, in quanto diritto dell’uomo («pursuit of Happiness»), e quella pubblica di cui deve farsi garante il governo: ciò che gli illuministi chiamavano Bene comune (Trampus 2015). La riflessione su un tema così delicato è del resto quanto mai centrale in questo periodo, come osservano Abbagnano e Fornero: «non c’è scritto nella ricca pubblicistica del Settecento che non vi accenni» (1992: 355).

Colpisce tuttavia l’inclusione della parola felicità in un documento giuridico come quello della Dichiarazione d’indipendenza, nonché l’uso culturalmente diverso che ne viene fatto rispetto a quello promosso in Europa e che però proviene dal continente europeo stesso. Il discorso sulla felicità, infatti, emerge in un contesto dalla natura dialettica: nel XVIII secolo domina in Europa il pensiero della supremazia indiscussa della cultura occidentale, contemporaneamente non mancano opinioni di intellettuali come Morelly (1717-1778) e Rousseau (1712-1778) che fanno appello al primitivismo: al ritorno ad un ipotetico stato di natura antropologico dove risiedono le radici della felicità perduta (De Boni e Nistri 1992).

L’esistenza di un simile filone di pensiero evidenzia come, per alcuni filosofi, l’assolutismo riformatore non fosse considerato la forma di governo migliore ideata dall’uomo; e Filippo Mazzei è senz’altro tra questi pensatori, a giudicare dal contenuto delle missive prese in esame. Anzi, il fatto stesso che fosse necessario ricorrere a un tale sistema di potere segnalava piuttosto un allontanamento dall’idea di benessere individuale e collettivo. Se nel corso del tempo l’uomo ha smarrito la retta via, è allora indispensabile secondo gli illuministi restituirlo a se stesso, modificandone la vita in tutte le sue dimensioni: economica, giuridica, culturale, eccetera (Abbagnano e Fornero 1992).

È così che nel Settecento il concetto di felicità si lega al fenomeno del riformismo giuridico11. La felicità comincia a essere associata alle condizioni istituzionali che permettano ai cittadini di perseguirla e secondo gli illuministi il primo passo, per concretizzare la felicità, consiste nel munirsi di un documento permanente, in cui siano fissati diritti e doveri in grado di orientare e vincolare l’azione politica dei governi (Cesarini 2021). Non è dunque un caso se nel XVIII secolo i politici americani emanino un documento come la dichiarazione che – seppur sotto il profilo giuridico abbia una portata inferiore rispetto a una costituzione – celebra, tra gli altri, il diritto al perseguimento della felicità, del tutto diverso rispetto al diritto alla felicità, esaltato dai francesi nella loro Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789. Un dettaglio lessicale, quest’ultimo, che riflette lo spirito politico dei rivoluzionari, americani ed europei.

L’espressione diritto alla felicità è sinonimo di responsabilità pubblica per tutte le classi sociali e rimanda a un diritto statico, passivo, perché, se si ha diritto alla felicità, è implicito che sarà compito di un soggetto terzo, lo Stato, doverla procurare agli altri. Questa è un’idea tipica del modello paternalista europeo, secondo cui è lo Stato a farsi carico di procurare la felicità ai sudditi, decidendo per loro cos’è la felicità (Faenza 2023).

Il modello paternalista però non si sposa con il liberalismo e l’individualismo che animano i Padri fondatori americani. Sebbene sotto il profilo etimologico la radice del sostantivo happiness rimandi all’idea che la felicità sia qualcosa che accada per caso (to happen), l’espressione pursuit of happiness nel testo della Dichiarazione rispecchia piuttosto l’idea del darsi da fare per produrre i propri frutti. Nell’ambito della tradizione statunitense, infatti, il diritto al perseguimento della felicità è legato al concetto lockiano di proprietà: se possedere è la condizione necessaria della felicità, acquisire proprietà è il risultato dello sforzo di coloro che sanno cogliere le opportunità (Cesarini 2021). Dunque, perseguire la felicità significa che ciascuno debba mettersi in moto per raggiungerla, senza che lo Stato imponga una propria concezione di felicità (Faenza 2023). La felicità insomma è quel diritto naturale e inalienabile che si esprime nella libertà di seguire tutte le opportunità che si presentano all’individuo (Trampus 2015), e proprio la Libertà è la seconda premessa del ragionamento qui proposto, nonché l’altro importante diritto difeso da Mazzei e dai coloni indipendentisti a favore della pubblica felicità.

La Liberty cui fanno riferimento i Padri fondatori americani nella Dichiarazione è da intendere come libertà dall’invadenza del potere politico. Questa battaglia per la libertà civile si è concretizzata nella salvaguardia della libertà di pensiero, di parola e di stampa, dato che tale libertà costituisce il presupposto di ogni altra possibile forma di libertà politica e di conquista sociale. A questa forma di liberalismo è tuttavia rimasto estraneo, o ha trovato scarsi sviluppi, il concetto alla base del pensiero democratico di libertà come partecipazione e sovranità, secondo cui la libertà s’identifica sia con la tutela dei diritti individuali nei confronti dello Stato e del potere sia con la possibilità di essere soggetti, e non solo oggetti, delle decisioni politiche; due tipologie di libertà che chiamiamo rispettivamente «libertà da» e «libertà di» (Abbagnano e Fornero 1992: 357).

L’originalità dell’indipendenza americana risiede nella seguente affermazione contenuta nel testo della Dichiarazione: «to secure these rights, Governments are instituted among Men, deriving their just powers from the consent of the governed» (National Archives 2025). Per la prima volta viene iscritto in un documento giuridico il principio giusnaturalistico, presente tanto in Rousseau quanto in Mazzei12, che presume un patto sociale all’origine di qualsiasi istituzione statale. In altri termini, lo Stato deriva la propria legittimazione dalla sovranità popolare (libertà di). Peccato però che la Costituzione che ne scaturì qualche anno dopo non promosse la democrazia in America, aprendo al contrario un contrasto mai più sanato tra forme giuridiche e istituzionali e i contenuti reali della democrazia (Villari 2013). La Costituzione infatti istituiva una confederazione, a differenza della federazione, riconoscendo le ex colonie come stati originari e stabilendo la loro priorità sugli organi confederali. Questo perché molti vedevano nello stato federale la base giuridico-politica del dispotismo che regnava in tutti i grandi stati europei, in contrasto quindi con quanto affermato nella Dichiarazione: «these United Colonies are, and of Right ought to be Free and Independent States» (National Archives 2025). Tuttavia, c’è anche un altro motivo. La Costituzione era stata imposta da un gruppo di proprietari, i più ricchi tra gli americani del tempo, i quali temevano le tendenze democratiche affermatesi in alcuni Stati e intendevano frenarle centralizzando il potere politico. Del resto, quaranta dei cinquantacinque delegati riuniti a Filadelfia avevano capitali investiti in titoli governativi o nell’acquisto di schiavi o in proprietà terriere (Villari 2013).

Ad ogni modo, la relazione tra Libertà, intesa come unione di libertà da e libertà di, e eudemonia era stata già individuata da Lorenzo de’ Medici. Nel Trionfo di Bacco e Arianna il Magnifico associa l’idea di esser lieto non solo alla libertà di esprimersi, di godere, di agire secondo il proprio desiderio13 ma anche alla libertà dalle preoccupazioni e dai pensieri del futuro14, nonché dai dolori e dai pensieri tristi15. Questo perché, sulla scia del precetto oraziano cogli l’attimo, il Magnifico sa che ogni forma di bellezza è destinata a svanire. Ecco, quindi, che si coglie nei due versi più memorabili del componimento, «Chi vuol’ esser lieto sia/ Di doman non ci è certezza» (Grazzini 1559: 1), una vena malinconica che stempera la spensieratezza della ballata, suggerendo una riflessione più profonda sulle reali gioie della vita (Terrile e Biglia 2019).

Il messaggio di questa letteratura ritorna negli scritti di Mazzei, come riporta Marchione (1984: 95):

Con trasporto di gioia vediamo approssimarsi il tempo felice quando gli uomini più animosi, adesso gementi sotto l’oppressione della tirannia in altri paesi, voleranno a questo paese per essere partecipi con noi e i nostri posteri di tutti i benefizi che devono essere le necessarie conseguenze di un governo fondato su principi tali da essere ammirato da tutti gli uomini giusti e buoni e dai veri filosofi d’ogni nazione e religione. E sebbene molti non possiamo aspettarci di goderne per molto tempo i vantaggi materiali nondimeno la gloria di esserne stati i fondatori ci apporterà tal piacere al cuore da ricompensarci per tutti gli inconvenienti sofferti.

Anche il testo della Dichiarazione affonda le radici nell’Umanesimo quattrocentesco, facendo della felicità (l’esser lieto) la naturale aspirazione di ogni uomo, nonché il presupposto dell’armonica convivenza di una comunità, nonché del Bene comune.

Ad ogni modo, la Libertà diveniva ora con gli insorti americani una categoria operante, reale. A Jefferson, infatti, non è sfuggito di sottolineare l’importanza della necessità dell’uguaglianza dei diritti affinché potesse realizzarsi la pubblica felicità: «all men are created equal», una frase paragonabile a quella di Filippo Mazzei: «tutti gli uomini, dal più opulento al più miserabile sono perfettamente uguali nei loro diritti naturali» (Marchione 1984: 88). C’è però un altro passo illuminante del testo mazzeiano: «vi raccomandiamo di far con impegno che la trasmissione di terre di persone morte intestate sia posta su un piede più equo; che tutti i figli o altri eredi ereditino dal loro antenato una porzione della proprietà uguale a quella che si presume abbiano avuto del suo affetto» (Marchione 1984: 98).

L’equalità naturale degli uomini è collegata tanto all’idea dell’eguaglianza democratica (tutti hanno l’identico diritto di partecipare alla vita politica e sono quindi titolari della sovranità) quanto all’idea dell’eguaglianza sociale (tutti devono essere uguali anche sul piano economico dei beni). Conseguentemente, anche la ricchezza avrebbe potuto e dovuto assumere un significato diverso, importante ai fini della costruzione della nuova nazione e di una democrazia fondata anzitutto sull’eguaglianza sociale (Abbagnano e Fornero 1992; Villari 2013).

La vera carica rivoluzionaria dell’esperienza americana si trova, tuttavia, nel superamento della rappresentanza virtuale e nell’affermazione di una rappresentanza reale: non più fondata su vecchie classi, ma sul computo numerico (Benesperi 2013). Per Mazzei la rappresentanza è un «male necessario» (Marchione 1984: 96) che, sebbene sottragga al popolo parte della sua libertà, costituisce il canale istituzionale attraverso cui il Bene comune si traduce in azione politica:

Il bene della comunità esige che deleghiamo ad altri non solo la potestà di agire per noi tutti nell’esercizio di funzioni legislative ma anche nella scelta d’alcuni magistrati che agiscano dietro loro nomina, perché sceglierli per elezioni generali darebbe luogo a molti inconvenienti. Quindi se ci aspettiamo una migliore scelta di rappresentanti per opera di venti, trenta, o quaranta uomini presi da noi dal nostro corpo piuttosto che per opera di tutti noi, dovremmo delegare una tale potestà ad essi in base agli stessi principi usati per delegarla a qualunque altro individuo o gruppo di individui, cioè, per il bene della comunità e conseguentemente di tutti.
(Marchione 1984: 107)

Il pensiero di Mazzei trova nuovamente piena corrispondenza nell’esperienza storica americana. Nella Dichiarazione figura, tra le altre, la seguente accusa mossa al re Giorgio III di Gran Bretagna (1738-1820): «he has refused to pass other Laws for the accommodation of large districts of people, unless those people would relinquish the right of Representation in the Legislature, a right inestimable to them and formidable to tyrants only» (National Archives 2025: 1).

Parole incendiarie, ma potenti, grazie alle quali la rappresentanza diviene uno dei diritti imprescindibili di un popolo, la cui negazione giustifica persino la rottura del vincolo di sudditanza coloniale.

A questo punto, non resta che affermare che l’ideale di Bene comune assume una portata riformatrice nel Settecento, in quanto si pone sia come modello ideale in base a cui viene giudicato l’esistente sia come sprone ad un mutamento delle forme di vita associata; ed è in questa definizione di Bene comune che gli insegnamenti umanistico-rinascimentali vengono superati. Il 4 luglio 1776 l’eudemonia transita da una dimensione trascendente e individuale a una razionale e pubblica.

Conclusioni

Sotto il profilo analitico-informatico, si è visto come la digitalizzazione dei testi sia molto più di un semplice processo di trasposizione tecnologica: un’attività intellettuale che ridefinisce le modalità di analisi, interpretazione e fruizione dei testi. Inoltre, l’analisi di un corpus ridotto di testi ha comunque offerto la possibilità di far emergere riflessioni di un certo spessore. L’analisi ha rivelato come la rivoluzione americana abbia trasformato il senso della politica: non più un’utopia, ma concreta possibilità di modificare la realtà circostante. Un merito che gli americani devono, in particolare, al contributo intellettuale di Filippo Mazzei. Il risultato più rilevante di questa ricerca riguarda però la scoperta di un filo rosso inatteso. Nonostante le modalità diverse di concepire e rappresentare i principi analizzati, nella Dichiarazione d’Indipendenza, nelle Istruzioni di Filippo Mazzei e nel Trionfo di Bacco e Arianna di Lorenzo de’ Medici, la felicità ha fatto da collante tra tutti i documenti del corpus, configurandosi come principio che trascende le dimensioni del sentimento e del diritto e diviene fondamento di un’etica collettiva. Una concezione di felicità, questa, che ha ispirato, prima dei Padri fondatori americani, Filippo Mazzei, il quale ha inserito la felicità all’interno di un progetto politico, l’ha intesa come responsabilità sociale e ha definito i presupposti per perseguirla. Presupposti che ritornano nella Dichiarazione d’indipendenza, ma che già in parte erano stati definiti da Lorenzo de’ Medici in pieno Quattrocento. Sotto questo profilo a Mazzei va riconosciuto il merito di aver saputo combinare i valori propugnati dal filone minoritario dei pensatori illuministi vicini come lui a Rousseau e dalla tradizione toscana dell’Umanesimo quattrocentesco. L’influsso dell’Umanesimo toscano sui Padri fondatori americani è dunque evidente nella Dichiarazione del 1776, che ne hanno fatto la base concettuale di un nuovo modello di democrazia, dove la felicità costituisce il presupposto fondante per un’armonica convivenza comunitaria.

Bibliografia e sitografia

Note

  1. Nel XVIII secolo la città era sotto Firenze, oggi si trova in provincia di Prato.
  2. All’età di 18 anni frequentò i corsi di medicina presso l’ospedale fiorentino di Santa Maria Nuova, ma venne cacciato per miscredenza nei confronti della religione cattolica.
  3. Negli ultimi anni di vita, trascorsi a Pisa, si dedicò all’agricoltura, firmandosi nella corrispondenza privata con il soprannome di Pippo l’Ortolano.
  4. Si spostò all’inizio per affari tra Londra, Albemarle (Virginia) e Parigi, dove fu tra i fondatori della Société de 1789 insieme a personaggi come La Fayette (1757-1834), Talleyrand (1754-1838), Condorcet (1743-1794). Infine, fu alla corte dell’ultimo re di Polonia in qualità di agente diplomatico.
  5. Intitolate Le istruzioni dei possidenti della contea di Albemarle ai loro delegati alla Convenzione, Memoriale politico sulla nuova forma di governo per la Virginia, Risposte alle obiezioni ai modi di rappresentanza nel nuovo governo.
  6. L’operazione di annotazione consiste nel rendere esplicita l’informazione linguistica implicita all’interno dei testi.
  7. Ad esempio, EVT (Edition Visualization Technology) e CETEIcean.
  8. Ne consegue che altro prerequisito per l’avvio dell’intero sistema è avere installato in locale un Java Runtime Environment.
  9. Nell’ODD è possibile trovare espressioni in XPath e/o in XQuery.
  10. L’utente in pratica può visualizzare la posizione esatta del luogo (in verde) selezionato
  11. Si afferma così, tra gli altri, il concetto di Stato di diritto, secondo cui nello Stato non devono governare gli uomini, ma le leggi, ossia degli strumenti impersonali capaci di salvaguardare i diritti degli individui e di impedire forme di dominio personali e tiranniche sul prossimo (Abbagnano e Fornero 1992).
  12. «La maggioranza del popolo è la sola sorgente del potere» (Marchione 1984: 90).
  13. «Ciascun suoni, balli e canti» (Grazzini 1559: 3).
  14. «Di doman nessun si paschi» (Grazzini 1559: 2).
  15. «Ogni tristo pensier caschi» (Grazzini 1559: 3).
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